Storia dello skateboarding

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Lo skate nasce in California negli anni ’50, come alternativa “terrestre” al surf da praticare in situazioni di scarso vento. In realtà, tavole con ruote erano già diffuse, e un soldato americano narrò di aver visto nel 1944, a Parigi, dei bambini che correvano giù da Montmartre sopra una tavola alla quale erano stati legati dei pattini a rotelle. I primi esemplare di skateboard vennero costruiti a Los Angeles, dal negoziante Bill Richard, e negli anni ’60 cominciarono le prime esibizioni in seguito all’aumento dei produttori, riprese anche da varie emittenti televisive. Il primo giornale che parlasse di questo sport, il The Quarterly Skateboarder, venne fondato nel 1964 e durò solo 4 numeri, prima di ritornare nel 1975 con il nome di Skateboarder. A metà degli anni ’60, anche per una diffusa percezione della supposta pericolosità di questo sport, lo skateboarding passò di moda e il suo successo fu limitato fino agli anni ’70, quando la diffusione delle ruote di poliuretano portò a un tale incremento delle prestazioni da scatenare una nuova ondata di skateboarder; dal 1972 iniziò di nuovo ad incrementare la produzione e negli anni successivi vennero costruiti i primi skatepark. È in questo periodo che cominciarono a emergere figure destinate a diventare influenti come gli Z-Boys, Jay Adams, Tony Alva, Chris Cahill and Stacy Peralta. Intanto si continuò a sperimentare sui materiali e grazie ai nuovi parchi nacque la moda del movimento “vert”, con i primi tricks e le evoluzioni da tentare su rampe ripidissime. Negli anni ’80 e soprattutto negli anni ’90, anche per reazione al successo del vert, si affermò lo skateboarding di strada da praticarsi tra i vari ostacoli del paesaggio urbano, accessibile a tutti e sempre più tecnico. La nuova età dell’oro durò anche nei primi anni del 2000, e oggi al mondo ci sono almeno 2400 skatepark.