Storia della pallanuoto

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Le regole della pallanuoto vennero fissate in Gran Bretagna a metà del diciannovesimo secolo, per opera dello scozzese William Wilson; all’inizio era molto simile a una versione acquatica del rugby, con frequenti contatti fisici e possibilità di tenere sott’acqua gli avversari. Verso gli anni Ottanta del diciannovesimo secolo il gioco era già evoluto, permettendo il tackle degli avversari solo se portatori di palla e con la proibizione di spingerli sott’acqua. Alla fine del secolo il gioco cominciò a svilupparsi in Europa, soprattutto in Germania, Austria, Francia, Belgio, Ungheria e Italia, e nel 1900 fu il primo gioco di squadra a entrare a far parte dei Giochi olimpici. Da lì in poi il successo della pallanuoto fu assicurato, anche grazie alle regole internazionali per le partite fissate intorno agli anni ’30. Variazioni delle regole e degli stili continuarono per tutto il ventesimo secolo: fondamentale fu l’invenzione del passaggio sulla mano nel 1928 ad opera dell’allenatore ungherese Bela Komjadi, che rese il gioco molto più dinamico e contribuì a stabilire l’Ungheria come team dominatore della pallanuoto per sessant’anni. Anche la tecnologia si mise al servizio della disciplina, con palloni che divennero via via più performanti (le originali palle di cuoio assorbivano l’acqua e aumentavano di peso man mano che il gioco proseguiva). Nel 1949 il regolamento venne modificato per giocare senza troppe interruzioni (niente stop al gioco in caso di fallo semplice fischiato dall’arbitro). Negli anni Settanta si affermò l’espulsione temporanea al posto di quella definitivo e fu imposto un limite di durata per ogni azione, come nel basket, fissato però a quarantacinque secondi. Anche gli ultimi anni hanno visto un’evoluzione del regolamento della disciplina: è del 1994 infatti l’inserimento del rigore dai quattro metri, diventati poi 5 nel 2005.