La storiografia medievale

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Un’opera in particolare domina la storiografia del Medioevo: il De civitate Dei di Sant’Agostino, che determinando i rapporti tra la civitas terrena e quella celeste contestualizza in modo del tutto nuovo l’importanza della storia; non soltanto cronache della vita di di determinati personaggi o di entità politiche o sociali, ma una storia che diventa universale, legata all’umanità intera, nell’eterna lotta tra il bene e il male.Rispetto alla storiografia classica in altre parole quella medievale autorizza un senso “morale” nelle sue pagine, con il mito della pax e la contrapposizione tra rex iustus e tyrannus. I grandi personaggi perdono le loro caratteristiche distintive per rientrare in grandi archetipi utili per questa stilizzazione storica, in un’affresco più grande e finalistico dove anche gli uomini politici più importanti diventano pedine. Ancora legata alla storiografia classica (in particolare a Svetonio) è la Vita Karoli Magni di Eginardo, e per tutto l’Alto Medioevo l’interesse per il fatto politico singolo rimane in verità ancora vivo (Paolo Diacono e l’Historia Longobardorum, ad esempio). Soprattutto dopo la morte di Carlo Magno e la conseguente dissoluzione del Sacro Romano Impero nelle prime unità nazionali, la storiografia si occupa sempre di più del contrasto tra Chiesa e Impero, soprattutto in storici “duelli” politici come Enrico IV e Gregorio VII.È in particolare a partire dal dodicesimo secolo e da Ottone di Frisinga che l’agostinismo in storiografia, a l’ansia di salvezza ben presente in in ciascuna opera, ridiventa fondamentale. Questa prospettiva andrà incontro a una frammentazione nei secoli successivi, quando la storia comunale (in Italia)e quella delle entità politiche (nel resto d’Europa) diverranno sempre più popolari; da noi ricoprono particolare importanza le storie di Giovanni Villani e Dino Compagni, che con l’uso del volgare attualizza la materia e la rende interpretabile anche in chiave politico-nazionale.