La Lira Italiana

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Abbandonata in favore dell’euro (ma non mancano i nostalgici), la lira italiana è stata la valuta ufficiale dell’Italia fin dall’Unità. Il suo nome deriva dalla lira della monetazione carolingia, che corrispondeva a una libbra d’argento ed era pari a 20 soldi, ciascuno dei quali ammontava a 12 denari (la lira valeva quindi 240 denari). In realtà sia soldo che lira erano unità di conto, e l’unica moneta coniata nei territori sotto giurisdizione carolingia era il denaro. Si tentò più volte di coniare una vera lira, e presto questo termine passò a indicare anche altre monetazioni che non corrispondevano alla libbra.

La lira venne introdotta nel periodo napoleonico, dopo il passaggio (dal 1793) al sistema decimale francese, con suddivisione della lira in decimi e in centesimi. Le prime emissioni (zecche di Milano, Bologna, Venezia) furono monete da 40, 5 e 2 lire, poi da 20 e da 1 lira. In sostanza si trattava del franco francese, cui corrispondeva in tutto e per tutto.

Dopo la fine del Regno d’Italia napoleonico la lira rimase soltanto nel Ducato di Parma e nel Regno di Sardegna, per poi tornare a essere la valuta italiana nel 1861 con l’unificazione. Dal 1862 la lira italiana ebbe corso legale e sostituì tutte le altre monete circolanti nei vecchi stati. Va ricordato che lo stesso Vittorio Emanuele III era un appassionato di numismatica.

Le vicende della lira non furono sempre tranquille, visto che più volte si dovette fare ricorso al corso forzosocon la sospensione della convertibilità dei biglietti. Nel 1979 la lira entrò nello SME fino al 1992, quando in seguito a un attacco speculativo dovette uscirne fino al 1996; nel 1999 entrò in vigore l’euro, con tasso di cambio irrevocabile, e nel 2002 cominciarono a entrare in circolazione le monete e le banconote; la doppia circolazione durò fino al primo marzo, quando la lira finì la sua vicenda in Italia.