Come potare il bonsai

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Potare il bonsai è un’attività estremamente importante e difficile, una vera e propria arte tramandata da secoli che permette di avere splendidi esemplari in miniatura di alberi molto più grandi. La potatura non è semplicemente una comune operazione di manutenzione del bonsai, ma è la tecnica principale con cui il bonsai stesso viene formato. Si distingue, per il bonsai, tra la potatura di mantenimento che viene usata appunto per mantenere e al limite perfezionare la forma attuale di un bonsai e la potatura di impostazione, un intervento più massiccio che è teso a dare la forma desiderata alla pianta stessa. C’è sempre da considerare che nei bonsai, come in tutti gli alberi, la crescita avviene soprattutto nelle parti poste più in alto o quelle più esterne, secondo il principio della cosiddetta “dominanza apicale”. Con questo meccanismo gli alberi crescono in altezza e non vengono ombreggiati da altri alberi concorrenti. Questo per il bonsai non va bene, perché i rami più interni e bassi finiscono col morire mentre quelli alti ed esterni proliferano troppo per mantenere la forma desiderata alla pianta. Ecco perché la potatura del bonsai di norma mira a essere più aggressiva nelle zone più alte e più esterne dell’esemplare per riuscire a donare e mantenere la forma desiderata. Non c’è solo la potatura, in ogni caso, per dare forma a un bonsai e considerarlo davvero “finito”. Per invecchiare artificialmente e quindi rendere più perfetto un esemplare si ricorre a tecniche come il metodo jin, dove i rami spezzati e morti vengono conservati, dopo averli escoriati, scortecciati, appuntiti con la carta vetro e spalmati con acido citrico diluito per proteggerli dalla putrefazione; il metodo shari, con sui si scortecciano parzialmente tronco, rami e radici esterne; il metodo sabamiki, con cui si “spacca” l’esemplare (in particolare albicocchi, ulivi e ginepri).