L’argilla come pasta modellabile

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776 0 005 Argilla come pasta modellabile_ok

L’argilla è detta anche “creta” o “terra”. E’ un materiale povero ed economico e si può acquistare nei negozi di belle arti. Ci sono diversi tipi di impasti a seconda dell’uso che se ne vuole fare. E’ molto malleabile, ma necessita della cottura in appositi forni che raggiungono temperature di 900/1000°.L’argilla, secondo la tradizione, si dice che abbia bisogno di tre elementi: l’acqua, l’aria e il fuoco.L’acqua rende l’impasto malleabile, l’aria per la prima essicazione e il fuoco per fissarne la forma. Per tagliare un pezzo di argilla, si usa solitamente un filo come quello da pesca o del filo metallico legato alle estremità a due bastoncini.Prendete il quantitativo sufficiente dal panetto di argilla, bagnate le mani e iniziare a lavorare il materiale per renderlo più morbido. La parte che non utilizzate, richiudetela invece nella sua plastica per non farla seccare. L’impasto dovrà risultare liscio e senza bolle d’aria. A questo punto potrete modellarla a vostro piacimento. Se vi serve una “sfoglia”, è consigliabile usare un mattarello. Nel caso vogliate unire più parti, potete usare la “barbottina” una colla composta da argilla e acqua dalla consistenza cremosa. Dopo aver finito di modellare l’oggetto, prendete una spugna bagnata e passategliela sopra. Questo serve a rendere la superficie più liscia.Potete quindi passare alla fase di essicazione che dovrà essere il più naturale possibile. Dovete posizionare l’oggetto lontano da fonti di calore e correnti d’aria, rispettando i tempi di asciugatura, che potranno essere di due / tre giorni fino a due settimane. Il tempo di essicazione dipenderà molto dalla grandezza (e in particolare dallo spessore) dell’oggetto e dall’umidità dell’aria.Nel caso di oggetti piatti (simili a lastre), girateli più volte per permettere l’asciugatura da entrambe le parti. Capirete che l’oggetto è asciugato osservandone il colore. Una volta terminata l’essicazione, nel caso vi siano delle crepe, chiudetele con la “barbettina”. L’ultima fase è quella della cottura in forno. Esistono dei forni semiprofessionali in commercio, ma il consiglio, almeno per le prime volte, è di portare l’oggetto a cuocere in un laboratorio di ceramica.