Storia dell´orologio a pendolo

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Pochi apparecchi per misurare il tempo sono evocativi e romantici come l´orologio a pendolo: il suo rintocco nelle lunghe, silenziose notti invernali è caldo e avvolgente e porta con sé un sapore di antica classicità. Eppure l´invenzione della «pendola» è relativamente recente, risalente cioè a quando il matematico e astronomo Christiaan Huygens mise in pratica le riflessioni di Galileo sull´isocronismo nel moto del pendolo.A metà del diciassettesimo secolo l´invenzione di Huygens cominciò a essere realizzata in larga scala da artigiani olandesi e si diffuse rapidamente. La prima versione dell´orologio a pendolo era molto spartana, cioè una barra di legno o metallo tenuta ferma da una parte e libera dall´altra, con un peso per tararne il moto; in seguito, l´introduzione del metodo a scappamento (quello che genera il classico «ticchettio») permise di passare dal moto oscillatorio, poco affidabile per l´attrito a cui era sottoposto il pendolo, a quello rotatorio di una corona. Ancora Huygens nel 1675 perfezionò il pendolo con l´introduzione del bilanciere, che permetteva di usare l´orologio anche in movimento e in qualunque posizione, grazie all´introduzione di un volano e di una molla a torsione. Questo sistema è ancora in uso oggi negli orologi da polso meccanici.Il diciottesimo secolo fu forse il periodo nel quale il pendolo ebbe il suo massimo successo, diffondendosi nelle case e nelle dimore nobiliari e raggiungendo lo stato dell´arte per quanto riguardava precisione del dispositivo e anche spettacolarità della sua esecuzione. Un esempio famoso è il pavone meccanico, costruito in oro, conservato al museo dell´Ermitage di San Pietroburgo.Nel ventesimo secolo si diffusero invece nei laboratori e negli osservatori gli orologi a doppio pendolo, talmente precisi da essere in grado di rilevare le variazioni stagionali nella velocità di rotazione terrestre. Ancora oggi la loro precisione è ben lontana dall´essere battuta dai semplici orologi commerciali.