Storia dell’erinnofilia

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L’erinnofilia deriva da un termine tedesco, “erinne”, che significa ricordo a raccoglie i bolli chiudilettera illustrati con vignette che si emettono in occasione di particolari ricorrenze, manifestazioni, per finalità benefiche o propagandistiche e così via. Rispetto alla filatelia si tratta di una disciplina con proprie particolarità: a differenza del normale francobollo nei bolli chiudilettera non ci sono dentellature, filigrane, studi del colore, e oggi l’erinnofilia è molto meno diffusa di quanto non fosse agli inizi del ventesimo secolo.I bolli chiudilettera sono anche molto meno diffusi che in passato, quando con l’abbandono della ceralacca e prima dell’invenzione delle buste con linguette pregommate i bolli erano la scelta più popolare per far sì che il contenuto non uscisse dalla busta. In particolare, il primo bollo chiudilettera fu usato nel 1845 per l’Esposizione internazionale di Vienna. In seguito, anche dopo aver perso la loro funzione originaria di chiudilettera i bolli rimasero utilizzati per anni per la possibilità di corredarli con vignette propagandistiche o di commemorazione. L’erinnofilia può quindi collocare il suo momento di massimo splendore tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, parallelamente all’adozione di questi oggetti nella pratica postale comune e nel loro collezionismo. La più antica associazione erinnofila nazionale fu la «Societè en-ciel», che si giovò anche del materiale emesso in occasione dell’Esposizione Universale del 1900. In Italia il primo bollo chiudilettera risale al 1860, in occasione della spedizione dei Mille, con l’effigie di Giuseppe Garibaldi, mentre la prima Associazione di Erinnofilia venne fondata a Milano nel 1926; nello stesso anno si tenne nella Villa reale anche la prima mostra di erinnofilia. Un tema molto sfruttato nei bolli in Italia fu quello della musica e dell’opera, ed esistono infatti molti chiudilettera che celebrano la prima rappresentazione delle maggiori opere di Puccini.