Storia della cambiale nella fiscalfilia

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Tra gli oggetti di studio della fiscalfilia c’è anche la cambiale, uno di quelli con la storia più antica. Ancora non è chiaro se la cambiale esistesse già nel mondo antico; si è sentito parlare di cambiali o analoghi titoli di credito presso Romani, Greci e popolazioni dell’estremo Oriente, ma non ci sono prove concrete. Sicuramente la cambiale esisteva nel Medioevo, in qualità, almeno per il dodicesimo e il tredicesimo secolo, di semplice documento notarile con il quale chi la emetteva dichiarava di aver ricevuto una certa somma di denaro con lo scopo di “cambiarla”, appunto, in altra moneta da restituire in altro luogo attraverso un proprio rappresentante. In questi secoli la cambiale costituiva soltanto un titolo esecutivo, che obbligava al pagamento solo l’emittente. Con la cambiale potevano essere nominati e autorizzati dei rappresentati o “missi”. Un altro documento era la lettera di avviso, che identificava il rappresentante dell’emittente la cambiale. La fusione di questi documenti in secoli successivi diede poi origine alla “tratta”. Nel quattordicesimo secolo la cambiale era ormai molto diffusa e vennero stabilite alcune regole precise per meglio definirne la natura, come l’indicazione della clausola sulla somma e il pagamento, la menzione della somma ricevuta, la dichiarazione del traente di aver ricevuto una somma e la sua obbligazione a restituirla in altra moneta e luogo diverso. La cambiale fino a questo momento non era girevole, ma cominciò a diffondersi l’uso dell’avallo e del protesto, così come le clausole “all’ordine” e “al portatore”.La cambiale divenne girevole con Luigi XIV, che ne mutò in questo modo in modo radicale la funzione: divenne in sostanza uno strumento per la circolazione dei crediti, dove il giratario non si comportava più solo da semplice rappresentante ma era autorizzato a esigere la somma in nome e per conto proprio.