Spinning, ci sono controindicazioni?

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Lo spinning è una delle attività più comuni e popolari in palestra, e come tale c’è il rischio che venga praticato con scarsa attenzione anche da chi non dovrebbe farlo per problemi fisici o scarso allenamento. Lo spinning, in sostanza, non è uno sport per tutti: è ad impegno elevato, quasi del tutto anaerobico e le sue fasi di lavoro hanno un’intensità bruscamente variabile rispetto alla classica cyclette, che invece prevede di solito dei cicli di lavoro più dolci e prolungati. La conseguenza è che si raggiungono in breve tempo frequenze cardiache anche molto elevate, con sollecitazioni violente del sistema cardiovascolare, e anche l’acido lattico può arrivare a livelli molto cospicui. Da valutare anche la posizione: quella in piedi sui pedali, la più comune nei momenti di maggiore sforzo, può infatti essere la causa di sovraccarichi della colonna vertebrale e, in alcuni casi, anche di tendinopatia rotulea. In altre parole, per avvicinarsi allo spinning è necessario avere un buon allenamento, se non si vuole rischiare, tra le altre cose, di causare problemi al tendine d’Achille o ai muscoli della gamba. Negli Stati Uniti i limiti massimi di velocità della pedalata sono spesso fissati intorno ai 130 rotazioni di pedale al minuto, e se i programmi non sono ben strutturati l’alternarsi disordinato di accelerazioni senza resistenza, running e sessioni indiavolate di jump possono essere pericolose per le ginocchia, oltre a causare microtraumi a carico dell’articolazione femoro-tibiale e del tendine rotuleo.Meglio quindi limitare jump, running e fuori sella, considerandoli più che altro variazioni del percorso e non dei must da eseguire ogni volta. Per questo è bene scegliere con cura anche il proprio istruttore di spinning e mantenersi sempre idratati, con bevande ad alto contenuto di sali minerali, oltre a tenere sott’occhio la propria frequenza cardiaca, che dovrà sempre essere compresa tra il 75% e l’85% della frequenza massima.