Origini e storia dell’aforisma come genere letterario

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1068 0 Marco Aurelio

Tutti abbiamo a che fare con le citazioni: può essere la risposta tranchant di un politico, una frase presa dalla nostra canzone preferita e scritta sul diario del liceo, una massima imparata a memoria che possa valere da motto personale. In particolare, le citazioni più memorabili sono gli aforismi, massime sentenziose che sono in grado di riassumere su di sé uno sguardo sulla vita e sull’uomo molto efficace, in grado di superare i secoli e le culture. Oggi gli aforismi occupano una parte importante del nostro rapporto con i classici e la letteratura, anche se sempre più spesso si cita una frase “famosa” senza sapere esattamente da dove venga. Non è un mistero che proprio il successo di Twitter e la necessità di trovare frasi significative e molto brevi sia, in realtà, un’espressione moderna e pop della letteratura aforistica. Il genere aforistico ha infatti una lunga storia, che parte all’incirca dagli Aforismi di Ippocrate (in realtà non veri e proprio aforismi come li intendiamo noi oggi quanto una serie di prescrizioni mediche e diagnostiche, che tuttavia citiamo ancora oggi) e trova un momento cruciale nei Colloqui con sé stesso di Marco Aurelio, testo ispirato alla filosofia stoica considerato tra i più importanti dell’epoca, di straordinaria modernità per il suo racconto degli ultimi dodici anni della vita interiore dell’autore con riflessioni sulla vita e sulla morte. In Oriente, invece, uno straordinario aforista è Confucio, che con i suoi Dialoghi, raccolti dai discepoli, riuscì a fornire indicazioni sul modo migliore con cui l’uomo può condurre la sua esistenza, risultando fondamentale per lo sviluppo del pensiero cinese, tanto che nessun filosofo a lui posteriore poté esimersi dal prenderlo come termine di confronto e ancora oggi il Confucianesimo è una delle maggiori tradizioni filosofiche, morali e politiche della Cina e dell’Oriente.