Le sei epoche ferroviarie

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Non tutti sanno che nel modellismo ferroviario, per distinguere con facilità i diversi periodi e gli stili che caratterizzano scambi, locomotive e vagoni, si fa ricorso a una divisione in sei epoche, in base alla norma NEM800 (Epoche ferroviarie), a sua volta variabile a seconda del Paese di riferimento (per l’Italia è la norma NEM814). Tra le caratteristiche più importanti per distinguere un’epoca dall’altra, le caratteristiche tecniche di rotabili e impianti, le differenze estetiche nella segnaletica, nelle livree e nelle colorazioni dei treni, oltre che negli edifici dei plastici, e infine i codici di immatricolazione dei veicoli. La prima epoca va dall’inizio del diciannovesimo secolo agli anni Venti del ventesimo, e coincide con la nascita delle ferrovie e con treni quasi solo a vapore. La seconda arriva più o meno alla fine della seconda guerra mondiale, età d’oro del vapore ma anche della comparsa dei primi mezzi elettrici, con segnaletica che da esclusivamente meccanica diventa luminosa ed elettromeccanica. Per la terza epoca si va dal secondo quinquennio degli anni Quaranta al secondo quinquennio degli anni Sessanta, con la scomparsa del vapore e il predominio di mezzi diesel, elettrici e degli elettrotreni. La quarta epoca arriva fino al secondo quinquennio degli anni Ottanta ed è caratterizzata dalla modernizzazione generale del parco macchine, oltre che dall’unificazione a livello internazionale dei sistemi merci e delle segnaletiche.Per la quinta epoca si arriva fino al secondo quinquennio degli anni Duemila, con la nascita dell’Alta velocità, il passaggio delle società statali ferroviarie a un regime privato di società per azioni, oltre a una revisione stilistica dei mezzi e delle stazioni. Infine la sesta epoca arriva fino a oggi: si assiste alla concorrenza tra le prime imprese private di trasporto, con propri mezzi, e all’eliminazione progressiva di tutti i gruppi di locomotive elettriche reostatiche ancora in servizio.