L’autobiografia medievale

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Nel Medioevo europeo, il genere letterario dell’autobiografia non può non venire influenzato dal clima generale dove la Chiesa cattolica e l’aspetto teologale rivestono un ruolo fondamentale. La scrittura autobiografica, quindi, diventa una “storia dell’anima”, con i temi della discesa nel peccato e della salvezza, dell’introspezione, della scoperta di Cristo; esempi fondamentali a cavallo tra la fine dell’Impero romano e i primissimi secoli dell’Alto Medioevo, sono le Confessiones di sant’Agostino di Ippona e il De consolatione philosophiae di Severino Boezio. In particolare l’opera di Agostino ripercorre tutte le tappe che portano il santo dalla giovinezza fino al suo avvicinamento a Dio, abbandonando così gli stili semplicemente cronachistici per dare vita a un percorso di introspezione e di coscienza.Un altro grande esempio dell’epoca medievale, molto più tardi (intorno al XII secolo) è l’Historia calamitatum del filosofo Pietro Abelardo, con la cronaca del suo amore per Eloisa e le sventure accadutegli in seguito a questo innamoramento. Con l’avvento del primo Umanesimo, le autobiografie “intellettuali” diventano sempre più raffinate e di alto livello letterario, culminando nel Secretum e nelle epistole Familiares di Francesco Petrarca. Un altro testo di grande interesse dell’epoca è il Diario di eventi memorabili di Enea Silvio Piccolomini, papa Pio II. Grande impulso al genere dell’autobiografia arriva anche grazie alla riscoperta di importanti testi classici, il loro volgarizzamento e la loro diffusione in un’ottica di nuovo, crescente successo dei testi dell’antichità come modelli anche per i moderni: tra questi, i Ricordi di Marco Aurelio. Parallelamente continua anche la diffusione, a un livello più “basso” e popolareggiante, delle scritture private come i libri di ricordi e i libri di famiglia, che soprattutto per il ceto mercantile descrivono le vicende delle famiglie con grande ricchezza di dettagli, fino ai conti domestici.