La storia del motocross

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Il motocross come oggi lo conosciamo deriva in gran parte da quel tipo di gara statunitense detta “scrambles” a sua volta originata dal trial. Rispetto all’originale americano, il primo motocross prevedeva l’accorciamento della pista e l’aumento dei giri, oltre ai primi ostacoli artificiali. Lo sport crebbe in popolarità soprattutto negli anni Trenta in Inghilterra, senza che le moto da sterrato dell’epoca fossero molto diverse da quelle da strada. Fu proprio grazie alle gare che i modelli cominciarono a diversificarsi, andando incontro a una notevole evoluzione tecnica. Ben presto vennero introdotte le sospensioni e il forcellone posteriore; si arriva così agli anni Cinquanta, quando viene creato il primo campionato individuale europeo di categoria 500, poi campionato del mondo nel 1957; nel 1962 venne introdotta una categoria di cilindrata 250. Fu più o meno in questo periodo che ci fu il sorpasso dei motori a due tempi su quelli a quattro. Alla fine degli anni Sessanta le ditte giapponesi cominciarono ad andare incontro a crescenti successi, con la prima vittoria della Suzuki nella 250 nel 1970. Negli anni ’70 il motocross divenne particolarmente popolare soprattutto negli Stati Uniti, malgrado i piloti europei continuassero a dominare; fu negli anni ’80 che la scuola americana divenne a poco a poco superiore a quella del vecchio continente, almeno fino agli ’90.Gli anni ’80 videro un crescente boom tecnologico ancora da parte dei giapponesi, con il passaggio dal raffreddamento ad aria e dai biammortizzatori sul posteriore al raffreddamento a liquido con monoammortizzatore. Negli anni ’90 tornarono di moda le moto a quattro tempi, anche a causa di norme sempre più restrittive sulle moto a miscela (le moto con motore a due tempi, infatti, erano più potenti e leggere a parità di cilindrata ma molto più inquinanti, visto che assieme alla benzina bruciavano anche olio).