La pupilla di uscita

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Un buon binocolo da birdwatching deve garantire molte cose: ingrandimento dell’immagine, sua nitidezza, definizione e capacità di cogliere i dettagli dell’animale che si osserva. Poi, essendo uno strumento che viene usato spesso per lunghe ore durante gli appostamenti, deve essere leggero al punto giusto e avere ottiche di qualità. Non soltanto queste caratteristiche, però, sono sufficienti a fare un buon binocolo; altri parametri devono essere presi in considerazione prima dell’acquisto, soprattutto quando si tratta di modelli piuttosto costosi. Fra questi parametri che sono “secondari” solo sulla carta, e che invece si rivelano cruciali nel momento dell’osservazione, c’è la pupilla di uscita. Si definisce così il fascio di luce che esce dall’oculare e che determina quanta luce raccolta dallo strumento riesce in effetti a entrare nell’occhio dell’osservatore, in relazione anche alla capacità di dilatarsi che ha la pupilla. Questo valore è essenziale per poter usare il binocolo anche per osservazioni in momenti di luce non perfetta, come il crepuscolo o l’alba.Inoltre la pupilla d’uscita determina la possibilità di inquadrare rapidamente un uccello od osservare al meglio i dettagli di un rapace in controluce; gestendo insomma i valori relativi alla luce, finisce con l’essere fondamentale in una lunghissima serie di operazioni. In genere, la pupilla dell’uomo al buio può superare (almeno per un individuo giovane) i 7 millimetri, e arrivare ai 2 in caso di forte luminosità. La pupilla di uscita di un binocolo si calcola dividendo la larghezza in millimetri degli obbiettivi per il numero degli ingrandimenti. La scelta del binocolo giusto dipende quindi anche dall’uso: per un binocolo soprattutto diurno vanno bene apparecchi con una pupilla di uscita simile alla nostra contratta dalla luce solare, mentre per il crepuscolo è bene invece sfruttare la dilatazione pupillare con quindi binocoli come un 7×50 o un 8×56.