La Lambretta

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La Lambretta, tradizionale rivale della Vespa, prodotta dalla Innocenti, è rimasta in produzione esattamente per cinquant’anni, dal 1947 al 1997 (ma dal 1974 al 1997 è stata prodotta soltanto in India). Il suo successo riguarda soprattutto gli anni Cinquanta, Sessanta e i primi Settanta, quando “vespisti” e “lambrettisti” si sfidavano tra le strade prima del boom economico italiano. La Lambretta ebbe subito un grande successo e nei suoi quasi trent’anni di produzione “nostrana” venne costruita su licenza anche in Argentina, in Brasile, in Cile, in India e in Spagna. Alla Lambretta si accompagnarono anche dei motocarri che presto vennero indicati con il nome di “Lambro”. Fu proprio il boom economico ad assestare un primo colpo alle vendite della Lambretta: negli anni Sessanta infatti l’automobile cominciò ad essere alla portata di tutti, e nel 1959 la Innocenti dovette diversificare la sua produzione e fare uscire sul mercato un’auto berlina, basata sull’Austin con licenza BMC, la Innocenti Mini. Nel 1971 ormai i destini dell’azienda erano segnati e questa chiuse i battenti, con la catena di montaggio della Lambretta che venne acquistata dal governo indiano. L’India infatti era ancora un Paese povero, non ancora pronto per produrre piccole automobili dedicate al trasporto privato, e gli scooter erano una soluzione perfetta. La Lambretta come la Vespa aveva un motore a 2 tempi funzionante con una miscela olio-benzina, dalle 3 alle 4 marce e una cilindrata tra i 39 e i 198 centimetri cubi. La grande differenza con la Vespa però era costituita da un telaio costruito non con un solo pezzo, ma con una struttura tubolare più rigida sulla quale veniva poi assemblata la carrozzeria; per questo i primi modelli, prima di adeguarsi alla versione tutta carenata della Vespa, erano a carrozzeria scoperta. Oggi la Lambretta è un oggetto per collezionisti, soprattutto per i “mod” del Regno Unito che di questo mezzo, come della Vespa, fecero un vero status symbol.