Helmut Newton

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Il vero nome di Helmut Newton, forse il massimo rappresentante della storia in quella particolare forma d´arte fotografica che è il ritratto del nudo femminile, era in realtà Helmut Neustädter, testimonianza delle sue origini berlinesi e precisamente della buona borghesia tedesca degli anni Venti. Durante la sua vita, tragicamente conclusasi in un incidente stradale a Los Angeles (doveva viveva ormai da anni) nel 2004, Newton ritrasse migliaia di modelle, attori e attrici, creando coi suoi nudi un erotismo raffinato e mai volgare, ma sempre provocatorio e capace di suscitare non poco scandalo, arrivando a sconfinare sovente nel feticismo e nel sadomasochismo.Daltonico, era incapace di distinguere il giallo dal verde e il verde dal blu, ma le sue fotografie a colori erano dotate di una struggente bellezza, malgrado sia soprattutto noto per i ritratti in bianco e nero. Costretto ad abbandonare la Germania prima della seconda guerra mondiale per le sue origini ebraiche e l´avvento delle leggi razziali, si rifugia a Singapore, lavorando in qualità di fotografo per lo Straits Times già in giovane età, e poi prende servizio nell´esercito australiano fino alla fine della guerra. Dopo l´esperienza australiana si trasferisce a Parigi e diventa fotografo di moda, lavorando per riviste come Vogue, GQ, Vanity Fair, L´Uomo Vogue, Elle.Il suo primo nudo risale al 1973: il soggetto è Charlotte Rampling. Da lì in poi, una serie di scatti mai volgari ma capaci di reinterpretare la moda e il corpo femminile insieme alla sua emancipazione, suggellati nelle importanti raccolte fotografiche degli anni Settanta come “White Woman”, premiato con il Kodak Photobook Award nel 1976, “Sleepless Nights” nel 1978 e “Big Nudes” del 1981. Un mondo dove la donna è assoluta protagonista e che costò a Newton molte accuse di maschilismo, malgrado i soggetti dominino la scena con autocoscienza di sé e forza evidente.