La trattatistica politica classica: l’assolutismo

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Fra le varie forme di governo, l’assolutismo monarchico è quella che più accentra il potere in una sola persona, di solito un re o altro tipo di monarca, con la motivazione che il diritto divino dei re fa derivare da Dio l’autorità stessa. Oggi nel mondo esistono poche monarchie assolute: il Brunei, l’Oman, il Qatar, l’Arabia Saudita, lo Swaziland, i singoli Emirati degli Emirati Arabi Uniti e il Vaticano. Tra i primi trattati su questa forma di potere assoluto figura naturalmente il Principe di Niccolò Machiavelli, che sulla scorta dell’esperienza di Cesare Borgia tratteggiò il ritratto del principe ideale,tra golpe e lione, e della spregiudicatezza necessaria per arrivare a conquistare il potere e mantenerlo.Altrettanto importante per la storia della politica, qualche decennio dopo, il trattato di Jean Bodin Les Six Livres de la République, edito nel 1576, dove il giurista francese esamina la necessità di una suprema autorità al di sopra dei sudditi: per l’autore infatti «la monarchia pura assoluta è lo stato più sicuro e, senza confronto, il migliore di tutti», mentre la democrazia disperde il potere ed è pericolosa anche per le sue tentazioni egualitarie; proprio queste, secondo Bodin, generano inimicizie e disordini e sono nemiche della pace. Nel secolo successivo, l’opera principale dedicata alla riflessione sulle politiche assolutiste è senz’altro quella del filosofo britannico Thomas Hobbes, il Leviatano, col sottotitolo La materia, la forma e il potere di uno stato ecclesiastico e civile. Hobbes è un teorico dello stato di natura e non prevede la visione dell’uomo come animale sociale, ma piuttosto come individuo che tenta di acquisire per sé tutto ciò di cui ha bisogno (Homo homini lupus), in una guerra di tutti contro tutti; per questo è necessario un contratto sociale con i quale i sudditi rinunciano ai loro diritti naturali tranne la vita e li consegnano a una persona o a un’assemblea che li faranno rispettare con la forza.