Trattati di architettura nell’Umanesimo e nel Rinascimento

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1186 0 I trattati di architettura nellUmanesimo e nel Rinascimento

Il De architectura di Vitruvio, rimasto praticamente semisconosciuto fino al quindicesimo secolo (anche se sappiamo che sia Boccaccio che Petrarca lo lessero e lo postillarono), venne «riscoperto» da Poggio Bracciolini nel 1414 a Montecassino. Anche se non si trattò di una vera e propria riesumazione di un testo perduto, si trattava pur sempre dell’unico trattato di architettura a noi lasciato dall’antichità, e come tale destinato a suscitare scalpore e rinnovato interesse tra i grandi artisti dell’Umanesimo e del Rinascimento. Tra le nuove edizioni, resta esemplare quella del 1511 per opera di fra’ Giovanni Giocondo, la prima ad essere illustrata con 136 xilografie. Il trattato di Vitruvio servì da base a molta della trattatistica architettonica del Quattrocento e del Cinquecento. Lorenzo Ghiberti, scultore fiorentino, lo usò come fonte (pur criticandone la teoria delle proporzioni) per i suoi Commentari. Ma il più importante testo architettonico di questo periodo è senz’altro il monumentale De re aedificatoria di Leon Battista Alberti, straordinaria figura di poliedrico umanista, architetto, linguista, filosofo, musicista, matematico, crittografo e archeologo. Il De re aedificatoria si ispira al trattato di Vitruvio anche nella scrittura, composto com’è da dieci libri che ancora circolavano in copie non corrette dal punto di vista filologico. Nei primi tre libri l’autore parla della scelta del terreno per le costruzioni, dei materiali e delle fondazioni; il quarto e il quinto libro sono occupati da una tassonomia dei vari tipi di edifici; il sesto libro tratta la bellezza architettonica, il settimo, l’ottavo e il nono parlano della costruzione dei fabbricati e il decimo dell’idraulica. Il trattato venne stampato nel 1485, postumo, dopo essere stato composto nel 1450 e divenne in brevissimo tempo un’opera fondamentale per tutti gli uomini di cultura, rivolto non soltanto a un pubblico specialistico ma a tutti gli uomini di cultura del tempo.