Trattati di architettura nell’antichità

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1187 0 I trattati di architettura nellantichità

La parola «architettura» deriva dal greco ed è l’arte dell’architetto, cioè colui che è «capo costruttore» o «primo artefice», secondo l’etimologia. La situazione della trattatistica greca ci è praticamente sconosciuta perché non ci è giunto nemmeno un testo originale, malgrado sia noto che questi furono scritti e anche i nomi dei loro autori: il trattato di Agatarco, quelli sulla prospettiva lineare di Anassagora e Democrito e altri ancora. Conosciamo questi dettagli per mezzo di quello che è, a tutti gli effetti, l’unico trattato di architettura a noi giunto dall’antichità: il De architectura libri decem di Vitruvio Pollione, che scrisse l’opera in età augustea, intorno al 15 avanti Cristo. Solo una copia di questo testo è stata tramandata ai copisti, e il trattato venne virtualmente ignorato per tutto il Medioevo per poi diventare un testo fondamentale del Rinascimento italiano, grazie a Lorenzo Ghiberti, Leon Battista Alberti e Raffaello. L’«uomo vitruviano», il celebre disegno di Leonardo Da Vinci iscritto nelle forme geometriche, è ispirato proprio a un passo del De architectura, letto in traduzione dal grande artista che non conosceva il latino. Il trattato di Vitruvio, il primo vero saggio architettonico della storia giunto fino a noi, eleva l’architettura a scienza in grado di comprendere tutte le altre, poiché l’architetto deve avere nozioni di geometria, matematica, anatomia, medicina, ottica, acustica, legge, teologia, astronomia e meteorologia. L’architettura è, soprattutto, imitazione della natura, e i suoi praticanti meritano un prestigio culturale superiore a quello riservato ai tecnici antichi fino a quel momento. Il trattato di Vitruvio resta in gran parte un unicum nel mondo dell’architettura e della saggistica architettonica in senso lato; gli altri testi antichi sull’argomento che ci sono giunti sono infatti minori, come le epitomi derivate dal De architectura vitruviano di Faventino e Gargilio Marziale, l’opera di Frontino sull’architettura idraulica e quelle sull’architettura militare di Filone di Bisanzio, Vegezio e Igino.