Tirpitz

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La Tirpitz, conosciuta anche come la “regina solitaria del Nord”, fu una delle navi più famose della seconda guerra mondiale, malgrado non partecipò a quasi nessuna azione bellica di rilievo. Dopo l’affondamento della Bismarck, sua gemella e capoclasse, la Tirpitz passò il resto della sua storia a nascondersi nei fiordi norvegesi, fin quando non venne affondata in un attacco aereo britannico il 12 novembre 1944 presso Tromsø.La nave, ordinata ai cantieri navali Marinewerft nel 1936, venne varata il 1939 e cominciò fin da subito ad essere attacata dalla RAF; le intenzioni iniziali di usare la grande corazzata per intercettare i convogli in rifornimento dell’Unione Sovietica vennero presto abbandonate per l’incredibile consumo di carburante di questo gigante lungo 253 metri e largo 36, con un dislocamento a pieno carico di 52.600 tonnellate. Di fatto, la Tirpitz divenne una “fleet in being”, ovvero una nave più pericolosa per il semplice fatto di esistere che per le operazioni effettive cui prese parte. Gli inglesi cercarono in tutti i modi di eliminare la corazzata, con diverse operazioni che non riuscirono mai però a infliggere danni in grado di affondare la Tirpitz: l’operazione Source (che riuscì quasi nell’intento), l’operazione Tungsten, l’operazione Mascot, l’operazione Goodwood III, che non fecero altro che rallentare i lavori di riparazione della Tirpitz colpita dall’operazione Source. L’affondamento avvenne invece nell’ambito dell’operazione Catechism, quando 31 bombardieri Lancaster bersagliarono la Tirpitz con 29 bombe Tallboy, di cui tre colpirono la corazzata provocando nello scafo uno squarcio di 14 metri; la nave cominciò a inclinarsi e, nuovamente colpita, si capovolse. Morirono 1058 membri dell’equipaggio su 1700; le squadre di salvataggio riuscirono a salvare 82 uomini praticando dei fori nella chiglia con la fiamma ossidrica. Dopo la guerra la Tirpitz venne recuperata da una compagnia tedesco-norvegese, e tutt’oggi frammenti della nave vengono venduti da una ditta norvegese.