Le buste lunari dell’Apollo 15

483
1239 0 Le buste lunari dellApollo 15

Fra le storie più affascinanti dell’astrofilatelia – la più moderna in senso lato tra le diverse discipline di cui si compone la filatelia, in quanto riguarda i documenti postali che si riferiscono alla storia della conquista dello Spazio e dei suoi protagonisti – c’è sicuramente quella delle buste lunari legate alla missione Apollo, che diede anche origine a un grande scandalo negli Stati Uniti. Con il successo delle missioni spaziali degli anni Sessanta e Settanta, si sviluppò un vero e proprio “culto” per questi pionieri del cosmo e per tutto ciò che riguardava loro, le missioni e l’equipaggiamento usato. In particolare, tutti gli oggetti volati nello spazio erano molto ambiti dai diversi collezionisti, che facevano a gara per procurarsene qualcuno a prezzi spesso altissimi. L’equipaggio dell’Apollo 15 pensò quindi di imbarcare “clandestinamente” 398 buste all’insaputa di tutti per portarle sulla Luna e poi venderle (nel numero di cento) al commerciante di francobolli tedesco che le aveva fornite. Oggi tra gli appassionati di filatelia queste buste sono conosciute ancora come “buste Sieger”, dal nome del commerciante, Hermann Sieger. Le altre 298 dovevano in origine essere conservate dai tre astronauti e distribuite come souvenir e come ricordo, ma vennero confiscate dalla NASA quando la vendita pubblica delle buste di Sieger divenne fatto noto, poco dopo la conclusione della missione.Di per sé la vicenda non era illegale (oltre alle 398 buste clandestine, l’equipaggio dell’Apollo ne aveva altre 243 autorizzate) ma lo scalpore suscitato dalla vicenda obbligò la NASA a intraprendere azioni disciplinari contro molti astronauti dell’Apollo, come il comandante dell’Apollo 15 David Scott e Jack Swigert. Da allora la NASA impedì di portare nello spazio buste o francobolli, dall’Apollo 17 in poi, a parte il Challenger STS-8 e l’Endeavour STS-68: per queste missioni le buste e i francobolli trasportati furono talmente tanti – centinaia di migliaia – da non avere quasi valore per i collezionisti.