La regola dei terzi

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Provate a osservare qualche cartolina di quelle che si trovano in tutte le località di villeggiatura balneari, con il mare e un bel tramonto all’orizzonte. Troverete che, al di là della qualità dell’immagine, alcune risultano «piatte», poco interessanti, mentre altre sembrano più incisive. È molto probabile che questo sia l’effetto della regola dei terzi, una delle tecniche più diffuse in fotografia per valorizzare il soggetto e lo sfondo in una composizione.L’immagine di un tramonto con il sole posizionato in mezzo alla fotografia dà lo stesso valore al cielo e al mare, oltre a dare un’impressione di staticità troppo marcata. La regola dei terzi consente invece di selezionare con più attenzione i «punti di forza» dell’immagine, che non sono solo quelli centrali, come comunemente si pensa, ma anche quelli che stanno a un terzo e a due terzi della fotografia, sia in orizzontale che in verticale.In altre parole, per scattare un’istantanea più dinamica e interessante occorre sovrapporre idealmente all’area da fotografare una griglia di 3×3 caselle, e collocare il soggetto (o i soggetti, avendo la possibilità di gestire le distanze relative di più di uno) su una delle linee verticali od orizzontali che si sono venute a creare. In particolare, i risultati migliori si possono ottenere con le quattro posizioni dove le linee si intersecano, cioè ai vertici del rettangolo centrale. Oggi gran parte degli apparecchi fotografici e perfino degli smartphone sono dotati di griglie digitali direttamente sul mirino.La regola dei terzi è, in buona parte, un’approssimazione di una notissima proporzione che si usa da secoli nella pittura e nell’architettura, e cioè la sezione aurea. Avendo due lunghezze diseguali, queste risultano armoniche tra di loro se il rapporto tra la lunghezza minore e quella maggiore è uguale a quello tra la maggiore e la somma tra le due, un numero che approssimativamente vale 1,618 o circa 5/8.