Il kriss

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La forma a serpentina del kriss è tanto celebre da renderlo uno dei pugnali più famosi del mondo, e porta con sé un altissimo valore simbolico per tutte le popolazioni dell’Indonesia, in particolare quelle di Giava. Addirittura si ritiene tradizionalmente che i kriss più antichi e di migliore fattura possiedano una propria anima, diventando pertanto “fortunati” o “sfortunati”. Per questo il kriss è da sempre considerato sia un’arma che un oggetto spirituale. Il kriss è diviso in tre parti: la lama o bilah, l’elsa o hulu e il fodero o warangka. Tutti questi elementi sono quasi sempre riccamente decorati, con dettagli finissimi e l’uso di materiali preziosi, dai legni pregiati all’oro fino all’avorio. Parlando di kriss, si distingue il dhapur, ovvero la forma e il disegno della lama, che conta circa 60 varianti, il pamor, le 250 varianti del fregio metallico sulla lama e il suo tangguh, ovvero l’origine e l’età; molti kriss possono agevolmente superare una valutazione di varie migliaia di euro. I kriss si trovano riprodotti già in antichissimi bassorilievi dell’Asia sudorientale (ad esempio nei templi di Borobudur o di Prambanan). I primi esemplari di kriss avevano lame dritte, e il numero delle “onde” delle lame a biscia è sempre dispari, di solito da tre a tredici anche se ne esistono con ben 29 curve. Lo scopo della lama a serpentina è quello di arrecare ferite più gravi all’avversario in modo che questi muoia dissanguato. Secondo la religione tradizionale di Giava, i kriss contengono tutti gli elementi fondamentali della natura: acqua, vento, fuoco, terra e appunta la sua “essenza”. Esistono due metodi di laminazione del kriss: o a sovrapposizione dei due metalli, la tecnica Mlulah (la più antica) o con la laminazione perpendicolare al piatto della lama (la tecnica Miring).