Biografie romane

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Nel mondo latino, le biografie trovano il loro più illustre capostipite in Plutarco, che per la verità non era romano ma greco; studiò infatti ad Atene, dopo essere nato in Beozia, e assunse la cittadinanza romana (con il nomen di Mestrio) fino a diventare console sotto Traiano. Le sue Vite parallele, o anche Vite dei nobili Greci e Romani o Vite degli uomini illustri, vennero scritte sul finire del primo secolo dopo Cristo per illustrare le biografie di grandi uomini, a coppie, per mostrare i loro pregi e difetti comuni. L’opera ebbe un successo straordinario, da Dante a Shakespeare, e pare che anche Napoleone fosse un appassionato cultore delle Vite. Un altro celebre autore di biografie fu Tacito, che oltre alle Historiae e agli Annales fu l’autore di un importante De vita et moribus Iulii Agricolae, monografia dedicata alla vita di Gneo Giulio Agricola, suocero dello stesso Tacito e conquistatore della Britannia. Il vero genere di appartenenza dell’Agricola è tuttora molto dibattuto dagli studiosi, sospeso com’è tra saggio storico ed etnografico, encomio, biografia elogiativa. Biografi furono anche alcuni protagonisti in prima persona del mondo romano, come Gaio Gracco, che scrisse una biografia del fratello di cui seguì le orme. Un altro grande biografo dell’epoca romana fu Cornelio Nepote, che compose il De viris illustribus, sedici libri di biografie di cui ci è giunto integralmente soltanto il volume dedicato ai condottieri stranieri, oltre alle vite di due storici romani, Marco Porcio Catone e Tito Pomponio Attico. In età imperiale, il più grande biografo fu invece Gaio Svetonio Tranquillo, che compose a sua volta un De viris illustribus (diviso in cinque categorie: poeti, grammatici e retori, oratori, storici, filosofi). Il suo capolavoro fu però il De vita Caesarum, le Vite dei dodici Cesari, che comprendono i ritratti di dodici imperatori romani da Cesare a Domiziano.