Lo slittino

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Lo slittino ha una storia molto antica, come del resto lo sci e tutti quegli sport che sono l’evoluzione di un antico mezzo di trasporto. Già nel nono secolo dopo Cristo i vichinghi facevano uso di piccole slitte biposto per spostarsi, mentre per l’aspetto sportivo e ludico bisogna attendere le gare del quindicesimo secolo in Norvegia e in Repubblica Ceca. La prima competizione internazionale moderna venne disputata nel 1883 in Svizzera. Lo slittino entrò a far parte del programma olimpico nel 1964 per le Olimpiadi di Innsbruck, con le specialità del singolo maschile e femminile oltre al doppio. Lo slittino agonistico – che ha nel meranese Armin Zöggeler il suo assoluto campione, insieme all’altro grande di questo sport, il tedesco Georg Hackl –, disciplinato dalla Federazione Internazionale Slittino o FIL, si articola in gare dove gli atleti, scivolando lungo lo stesso tracciato, devono completare il percorso nel minor tempo possibile, sommando i risultati di più manche. Si può scendere soltanto in posizione supina con i piedi in avanti; teoricamente è permessa anche la posizione seduta ma quella orizzontale dà di gran lunga la maggiore aerodinamicità. Lo slittino in sé viene governato con lo spostamento del corpo a sinistra o a destra. È necessario essere sempre in contatto con la slitta, pena la squalifica, e non si può in alcun modo spingersi a parte nella fase di partenza. Nello slittino singolo olimpico si gareggia in quattro manche; è una specialità sia maschile che femminile, e di norma per le donne la pista è un po’ più corta perché la partenza avviene da una quota più bassa. In ogni caso, la lunghezza del tracciato non può essere inferiore al chilometro per gli uomini e a ottocento metri per le donne. Le altre gare previste sono il doppio (quasi solo maschile) e la gara a squadre, chiamata anche “staffetta”.