Gli annulli della monarchia italiana

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Durante il regno d’Italia cambiarono anche gli annulli e i timbri, insieme al resto del materiale postale e filatelico. Particolarmente gustoso è il caso del Regno delle Due Sicilie. Nel 1859, solo due anni prima dell’Unità d’Italia, era stato infatti introdotto uno speciale annullo a ferro di cavallo, che veniva usato per timbrare i francobolli che portavano l’effigie dell’allora re Ferdinando di Borbone. Dopo l’impresa dei Mille di Giuseppe Garibaldi e la conquista del Sud Italia, lo stesso annullo venne usato proprio per deturpare l’effigie del monarca caduto: al contrario, infatti, poteva “decorare” Ferdinando con delle corna. Nel 1863 i sistemi di bollatura che esistevano nel Regno di Sardegna (bolli a cerchio, bolli a doppio cerchio con rosetta, bolli a doppio cerchio con lettera per gli uffici, timbri lineari, timbri lineari di servizio) vennero estesi anche a tutto il Regno d’Italia. Sempre nello stesso anno si rese obbligatorio il “bollo preventivo” che veniva apposto sugli avvisi inoltrati dalle ferrovie a quelli che erano i destinatari delle spedizioni in giacenza. Un altro bollo – quello del “luogo d’origine”, per chi raccoglieva la posta nei comuni senza ufficio postale – venne introdotto nel 1864, mentre nel 1866 gli uffici postali del Regno vennero dotati di annullatori numerali a punti. Questi, grazie al diverso numero, erano in grado di limitare le frodi, che si perpetravano con la sovraimpressione di un bollo su un altro. I bolli e i marchi attraversarono diverse fasi con forme sempre nuove: dal bollo ottagonale per le collettorie di prima classe del 1883 al bollo circolare dentro un quadrato a sbarre, che avrà ampia fortuna, introdotto nel 1890 su idea di Lodovico Josz. In seguito (nel 1908) gli uffici adottarono i bolli Guller con lunette, ancora oggi simbolo universale della timbratura postale.