Fotografia: l´esposimetro

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Per misurare la luce in una scena si fa ricorso all´esposimetro, essenziale per definire quali parametri vanno utilizzati in termini di tempo di esposizione e diaframma. L´esposimetro può essere analogico o digitale: nel primo caso la lettura viene data da un ago galvanometrico mentre nell´esposimetro digitale il valore viene riportato su un monitor LCD. Per misurare la luce, l´esposimetro fa ricorso ad alcuni materiali che vengono definiti fotosensibili e possono quindi indicare la quantità luminosa presente al momento, grazie anche alle deboli correnti elettriche (o, nel caso del solfuro di cadmio, diminuendo la propria resistenza elettrica) che vengono sviluppate in seguito all´esposizione alla luce. Questi sono, fra gli altri, il selenio, il solfuro di cadmio e il silicio, di gran lunga il più comune.Gli esposimetri possono inoltre essere divisi in due categorie, a seconda che rientrino in quelli per luce riflessa o in quelli per luce incidente. Gli esposimetri a luce riflessa di solito trovano dimora all´interno della stessa fotocamera e funzionano in modo molto semplice, puntando cioè l´obiettivo verso la scena che si vuole riprendere. Gli esposimetri per luce incidente invece sono esterni e vanno posizionati vicino al soggetto; hanno una semisfera bianca che va girata verso la macchina fotografica. Ci sono quattro diversi tipi di lettura della luce che servono per contesti differenti. La lettura spot, la più precisa, è anche una delle più difficili da usare, perché implica una grande abilità nel saper “puntare” correttamente l´apparecchio; al contrario, sistemi più semplici come la lettura media danno risultati più grossolani e meno apprezzabili. Il migliore di tutti è il cosiddetto metodo multizona o matrix, che ha diversi sensori invece di uno o due e, in determinati casi, permette perfino di fare riferimento a scatti già in memoria riguardanti situazioni simili per scegliere tempo e diaframma.