Satelliti all’italiana: i San Marco

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I cinque satelliti artificiali San Marco vennero messi in orbita dall’Italia tra il 1964 e il 1988, nell’ambito di una cooperazione tra Italia e Stati Uniti denominata Progetto San Marco, che si servì di vettori Scout forniti gratuitamente dagli Stati Uniti per i lanci.Ormai tutti i San Marco sono rientrati nell’atmosfera terrestre e si sono distrutti.Il primo satellite ufficiale lanciato dall’Italia nello spazio fu il San Marco 1, il 15 dicembre del 1964, che permise al nostro Paese di essere la terza nazione, dopo Stati Uniti e Russia, ad aver effettuato un lancio orbitale, anche se non sul suolo natio ma nel poligono statunitense di Wallops Island in Virginia.Nel 1967 venne lanciato invece il San Marco 2 o San Marco B e fu il primo ad essere spedito in orbita da un poligono di lancio italiano: una piattaforma che oggi fa parte del Centro Spaziale Luigi Broglio, al largo delle coste kenyote, nell’Oceano Indiano. Il poligono era formato da una piattaforma (la San Marco) per l’assemblaggio e il lancio propriamente detto dello Scout, una di controllo per le operazioni di lancio e di messa in orbita (Santa Rita) e infine una terza, più piccola, dov’erano sistemati i radar.Ci furono altri due lanci nel 1971 e nel 1974 (San Marco C-1 e San Marco C-2) e infine l’ultimo nel 1988 (San Marco D/L). I satelliti San Marco permisero di misurare la densità dell’aria a quote molto alte grazie alla bilancia Broglio, ideata dall’omonimo scienziato, la composizione dell’atmosfera attraverso spettrometro di massa, la densità elettronica della ionosfera, la temperatura degli elettroni, la localizzazione di irregolarità ionosferica, la concentrazione di ioni ed elettroni e altri fenomeni relativi all’alta atmosfera che si rivelarono molto utili per il programma Shuttle.