Primo piano

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Sono tanti i modi per scattare fotografie, ma in base alla finalità che ci si prefigge, alcune inquadrature producono un effetto maggiore per enfatizzare determinati aspetti. Per quanto riguarda l’introspezione psicologica del soggetto che si va a ritrarre, ad esempio, il primo piano è l’inquadratura migliore.   Il primo piano come tecnica fotografica ha un’importanza storica ed attuale che supera le altre forme di ritrattistica se si desidera far emergere l’introspezione di colui o colei che si fotografa.   A conferma di quanto affermato basti pensare all’ ‘antenato’ di questa tecnica: il busto nella statuaria, che va a scandagliare in prima istanza i valori psicologici dell’uomo che viene ritratto, in quanto si focalizza in primo luogo sul volto.   Per definizione infatti il primo piano (conosciuto anche come formato tessera o PP) è un’inquadratura di un volto dall’altezza delle spalle. Essendo il soggetto completamente estratto dal contesto intorno a sé, è come se si creasse uno speciale rapporto diretto con chi osserva la fotografia, in quanto tutto il superfluo dal contatto umano viene spazzato via.   È sicuramente molto interessante notare come ancora oggi, quando ci si presta in un servizio fotografico (ad esempio per le copertine dei cd musicali) si utilizza molto questo mezzo per esprimere, più che con le parole, i propri sentimenti e le emozioni che meglio traspaiono con questa tipologia di scatto: in questo caso il primo piano è un mezzo di comunicazione privilegiato.   L’evoluzione di questo aspetto si trova nel primissimo piano (PPP) in cui il volto ricopre l’intera immagine, solitamente chiudendosi sopra l’attaccatura dei capelli e poco sotto il collo, così da eliminare ogni tipo di distrazione ed amplificare ancora di più le sensazioni date dal primo piano.