Fotografia digitale

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Fino a qualche anno fa la sicurezza data dalla pellicola del rullino era un qualcosa su cui si basava l’essenza stessa della fotografia. Oggi invece questo paradigma è stato completamente stravolto e la fotografia digitale si è imposta sul mercato lasciando senza scampo tutta la produzione precedente.   La Kodak ha annunciato che presto partirà la dismissione delle fabbriche che producono i famosi rullini: ciò sta a significare che, ufficialmente, la fotografia ‘analogica’ sta morendo. Ma in cosa differisce la fotografia digitale dalle esperienze precedenti? Anzitutto nell’immagazzinamento della luce, che viene raccolta da un dispositivo elettronico (quello che comunemente chiamiamo sensore), che poi, attraverso il processore d’immagine, converte il risultato in un file leggibile dai più comuni programmi di visualizzazione ed interpolazione grafica.   Bisogna anche sottolineare il fatto che non tutti i sensori sono uguali, infatti quest’ultimi si dividono in due categorie principali: CCD e CMOS che differiscono in base al metodo di immagazzinamento della luce.   La procedura critica per la conversione di immagini in alta qualità a livello digitale è l’elaborazione dei dati grezzi (il cosiddetto formato RAW) in dati compressi, che devono passare attraverso algoritmi sofisticati cosi da ottenere un risultato accettabile.   Tra le altre variabili nella produzione di immagini di qualità abbiamo i cosiddetti ‘megapixel’ che rappresentano la quantità di pixel presenti sul sensore e che rendono la definizione dell’immagine.   Contrariamente a quanto si crede è controproducente avere tanti megapixel su un sensore piccolo, in quanto questo va ad amplificare la presenza di rumore e distorsione nella fotografia digitale.   Anche la fedeltà cromatica e la giusta capacità di riprodurre il colore contribuiscono al bilanciamento di una bella fotografia digitale.