Il Sesterzio

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Il sesterzio è la tipica moneta romana, coniata per la prima volta durante la Repubblica e poi diventata molto diffusa durante l’età imperiale. In origine il sesterzio era una piccola moneta d’argento, poi divenne una grande moneta di oricalco, la lega di rame e zinco conosciuta anche come rame giallo. Il nome deriva dal suo valore, cioè due assi e mezzo (semis-tertius, cioè metà del terzo asse). Il suo valore andò in seguito aumentando.

In numismatica, il sesterzio è una moneta particolarmente preziosa perché nel coniarla e nel decorarla gli incisori romani arrivarono a uno straordinario livello di abilità, mai più raggiunto prima dell’avvento dei conii industriali. Il momento più importante nella vita di questa moneta fu la sua reintroduzione in seguito alla riforma monetaria di Augusto: fino a quel momento era una moneta secondaria, molto meno importante del denario, ma dal 23 avanti Cristo in poi si avviò a una luminosissima carriera. Si vede comunque chiaramente la differenza tra i sesterzi del primo Impero e quelli più tardi: la pratica di fondere i vecchi sesterzi per coniarne di nuovi, con le effigi dei nuovi imperatori, faceva infatti perdere zinco alla lega di oricalco, a causa dell’altissima temperatura di fusione del rame. In questo modo lo zinco (il cui punto di ebollizione è più basso di quello di fusione del rame, tanto che per gli antichi non era nemmeno un metallo) che andava perdendosi veniva sostituito da altri metalli come altro rame o piombo, dando un’aspetto molto più scuro alle monete tarde.

Negli ultimi anni dell’impero, il sesterzio – che veniva usato anche come unità di conto standard – smise di essere prodotto; prima, però, ci fu il suo canto del cigno con il doppio sesterzio battuto per la prima volta da Decio e poi Postumo, mentre andava sempre più diffondendosi l’antoniniano.